
Al Gemelli superato il traguardo delle mille resezioni epatiche

Il
risultato ottenuto dall’équipe del chirurgo epatobiliare della
Cattolica Gennaro Nuzzo. Presto superati i 200 interventi resettivi
all’anno, casistica che pone l’Unità di Chirurgia
Epato-Biliare del Gemelli tra i centri di eccellenza
europei.
Nel giugno di quest’anno
nell’Unità Operativa di Chirurgia Epato-Biliare del Policlinico
Universitario Agostino Gemelli di Roma è stato superato il numero di
mille epatectomie.. Tale risultato colloca la struttura assistenziale
diretta dal professor Gennaro Nuzzo, ordinario di Chirurgia generale
all’Università Cattolica di Roma e Presidente del Capitolo Italiano
della International Hepato-Pancreato-Biliary Association, tra i
centri di eccellenza nazionali ed europei nel campo delle patologie
epato-biliari di interesse chirurgico. La resezione epatica, che è la
prima opzione di cura per il trattamento di tumori primitivi
e secondari del fegato (metastasi) e per patologie neoplastiche e
malformative delle vie biliari , consiste nell’asportazione chirurgica
di una porzione dell’organo. “Quando quasi trenta anni fa cominciammo a
fare le prime resezioni epatiche - spiega il chirurgo della Cattolica
Nuzzo – non immaginavo che la chirurgia del fegato avrebbe avuto uno
sviluppo tale da diventare quasi una branca a sé della chirurgia
dell’apparato digerente. C’era già un certo interesse per questa
chirurgia allora nuova, ma se ci si voleva specializzare bisognava
andare all’estero, e in particolare in Francia dove c’era una grande
tradizione di chirurgia biliare ed epatica. Ricordo i primi viaggi di
studio a Villejuif alla periferia Sud di Parigi, in quell’Hopital Paul
Brousse dove sarei tornato per molti anni e dove ebbi la
fortuna di conoscere il professor Henri Bismuth che sarebbe diventato
il mio Maestro. A quei tempi c’erano tanti italiani che andavano a
farsi operare a Parigi e la cosa mi fece una grande impressione. Spesso
era povera gente, specialmente del nostro Sud, che con enormi sacrifici
veniva in un paese straniero, non sempre molto ospitale, con il
miraggio di una possibilità di cura che non aveva trovato in Italia. Mi
dissi allora che avrei fatto di tutto per sviluppare la chirurgia
epatica anche da noi e che non dovevano essere più i malati
a viaggiare per farsi curare ma i chirurghi per andare ad imparare.
Oggi a distanza di tanti anni posso dire che quell’obiettivo si sta
realizzando: presto, spero entro il prossimo anno, il nostro centro
sarà in grado di superare le 200 epatectomie per anno, un numero che ci
collocherebbe tra i primi posti in Italia per numero di interventi
resettivi così come lo siamo già per la chirurgia biliare complessa. “
Le ragioni che hanno determinato un così grande sviluppo della
chirurgia del fegato sono molte. Le nuove tecniche chirurgiche -
aggiunge Nuzzo - si sono particolarmente affinate e uno dei rischi
maggiori dell’epatectomia, l’emorragia intraoperatoria, si controlla
molto meglio che in passato. Un altro importante rischio
post-operatorio, l’insufficienza epatica, è oggi prevenibile con delle
tecniche di radiologia interventistica che ci permettono di far
crescere prima dell’intervento quello che sarà il fegato residuo. Ma
più di ogni altra cosa sono stati gli straordinari progressi della
chemioterapia e dei farmaci anti-angiogenetici che hanno rappresentato
la svolta per la chirurgia dei tumori al fegato, sia
primitivi che metastatici, con risultati prima impensabili. Il
Centro del Gemelli con la collaborazione multidisciplinare di
anestesisti, oncologi, radiologi, endoscopisti, anatomo-patologi e
gastroenterologi-epatologi, ha sviluppato una notevole quantità di
lavoro clinico e scientifico, diventando un importante punto di
riferimento sia per i malati che per i chirurghi che intendono
perfezionarsi in questa branca chirurgica. Gennaro Nuzzo uno dei primi
laureati in Medicina dell’Università Cattolica, è il decano di questo
gruppo di super-specialisti che ha deciso di affrontare il problema dei
tumori del fegato come una vera battaglia da vincere. “ Oggi la
figura del chirurgo che ha nelle sue mani la possibilità di risolvere
da solo i problemi, come nei romanzi di Cronin, non esiste più. Il
chirurgo, se si sa conquistare la fiducia dei colleghi, può al massimo
ambire ad essere un buon direttore di una orchestra dove ci siano degli
ottimi solisti: penso all’anestesista, all’oncologo ,al radiologo
e agli altri specialisti uniti dalla competenza, dall’interesse,
dall’entusiasmo…solo così si possono affrontare le difficoltà di
patologie sempre più aggressive e che sempre più spesso colpiscono in
età giovanile. Oggi credo che siamo riusciti a ridurre al minimo i
viaggi della speranza dei nostri malati.” La chirurgia epatica italiana
ha raggiunto ottimi livelli e i continui scambi e aggiornamenti con i
maggiori centri stranieri mettono il Policlinico Gemelli nel
circuito dei maggiori ospedali che si interessano di patologia epatica
e biliare – conclude il chirurgo - , un grande risultato che voglio
condividere con tutta la mia équipe.”